Stamattina mi sono svegliato presto e su Primocanale, durante la trasmissione SoS di Enrico Cirone, ho sentito l’intervista a un uomo di circa sessant’anni, Antonio Abrevayas, residente di Bordighera, che da sei anni non può vedere la sua fidanzata, ammalata di sclerosi multipla. Antonio ha detto di non poter entrare in territorio canadese, dove la sua Carol vive, poichè reduce da due condanne e rimpatriato con l’accusa di essersi trattenuto illegalmente sul territorio nazionale, dove lavorava come cuoco per un ristorante italiano.
Per chi volesse approfondire:
http://www.riviera24.it/articoli/2010/02/26/80033/fatemela-sposare-prima-che-muoia-lappello-di-un-59enne-che-non-puo-entrare-in-canada
Ebbene, di per sè, la notizia sarebbe una “normale” triste storia di una coppia sfortunata. Lui, in grosse difficoltà economiche e senza lavoro, chiede aiuto per poterla accogliere in Italia e sposarla.
Al di là della discussione sull’accoglienza data ormai a chiunque sul nostro territorio nazionale, pena l’accusa di RAZZISMO, che si potrebbe aprire per giorni e giorni, penso che in parecchi siano rimasti stupiti quando, al telefono, è intervenuta un’ottantenne che sconsigliava l’innamorato dal far venire qui la sua amata. L’arzilla nonnina è arrivata a domandare se lui fosse sicuro di volersi mettere una persona malata accanto e se davvero le volesse così tanto bene. Capisco che ognuno abbia il diritto di comportarsi a proprio piacimento (nei limiti delle libertà altrui) ma è possibile voler incentivare gli altri ad essere insensibili e menefreghisti?Ovviamente, prima di finire la telefonata, la signora si è premurata di dire che purtroppo lei non è in grado di aiutare Antonio ma che se lo fosse…
Beh, se lo fosse, lo aiuterebbe ma non completamente!
BOH
Ah signò… Si faccia li fattacci sua!